|
Il
genere Pelargonium LHérit. ex Aiton appartiene
alla famiglia Geraniaceae, che comprende altri dieci generi: Balbisia Cav.,
Biebersteinia Stephan, Dirachma Schweinf., Geranium L., il cui nome sovente
è impropriamente usato per indicare i pelargoni, Erodium LHérit.
ex Aiton, Monsonia L., Rhynchotheca Ruiz. & Pav., Sarcocaulon (DC.) Sweet,
Viviana Cav., Wendtia Meyer (Brummit, 1992).
La caratteristica che accomuna tutti questi generi è il tipico
frutto allungato (uno schizocarpo con cinque singoli loculi, detti pericarpi,
contenenti ognuno un seme) che ricorda la testa di un uccello (v.d. Walt,
1977). Proprio dalla forma del frutto derivano i nomi, mutuati dal greco,
di alcuni di questi generi: Pelargonium da pelargos, che significa cicogna,
Geranium da geranos, che significa gru, Erodium da erodos, che significa airone
(Pizzetti, 1998).
Il genere Pelargonium comprende circa 200 specie, la maggior parte delle quali
è originaria del Sud Africa, nella Provincia del Capo, mentre poche
altre sono originarie dell'africa tropicale, della Siria, dellAustralia
e di alcune isole dell'oceano Indiano (v.d. Walt, 1977).
Le prime notizie su questo genere risalgono al XVII secolo. I pelargoni del
Capo attrassero l'attenzione di numerosi viaggiatori che si trovarono a transitare
per quella regione durante le esplorazioni delle coste dellAfrica. A partire
dal 1600 il Capo di Buona Speranza rappresentò un approdo per i vascelli
che facevano rotta verso l'estremo oriente; qui ci si riforniva di acqua potabile
e di tutto ciò che era necessario al lungo viaggio. Spesso l'equipaggio
comprendeva naturalisti incaricati di compiere esplorazioni scientifiche e raccogliere
esemplari botanici e zoologici, che venivano poi inviati ai musei e giardini
botanici europei.
Il primo Pelargonium giunto in Europa fu probabilmente P. Trieste, portato
dal botanico inglese John de Tradescant. Fu descritto nel 1633 da Thomas Johnson
come geranium indicum noctu odoratum (geranio indiano che di notte
emana profumo), anche se era una specie tipica del Sud Africa (si pensa che
dal Sud Africa fosse stata dapprima trasportata in India, una delle destinazioni
delle navi provenienti dallo scalo africano, e da qui all'Inghilterra). Nel
1652 la Compagnia Olandese delle Indie Orientali fondò una colonia sudafricana
a Table Bay, che rappresentò, negli anni successivi, un importante punto
di partenza di numerose specie di Pelargonium verso il nostro continente; tra
queste vi erano P. peltatum e P. zonale, capostipiti di numerose attuali varietà,
e P. cucullatum. Ben presto queste piante divennero note a molti floricoltori
europei e ispirarono vivo interesse tra botanici e artisti dell'epoca. Orti
botanici, giardini di residenze reali o di ricchi proprietari cominciarono ad
ospitare queste specie africane. Nel 1732 il botanico J. H. Dillenius descrisse
ed illustrò alcuni gerani africani nella sua opera Hortus
Elthamensis. Si trattava di P. inquinans, P. vitifolium, P. carnosum, P. papilionaceum,
P. cucullatum, P. fulgidum e P. odoratissimum. Altre descrizioni si trovano
nell'opera Rariorum Africanorum plantarum (1738) del botanico olandese J.
Burman,
illustrate da H. Cladius che ritrasse queste piante durante un suo viaggio nella
religione del Capo (v.d. Walt, 1977; Esser, 1977; Pizzetti, 1988).
E' interessante notare che inizialmente, e per buona parte del 700 fino
a Linneo, tutte queste specie fossero incluse nel genere Geranium; soltanto
nel 1789 il botanico francese Charles-Louis LHeritier de Brutelle, nel
suo manoscritto Compedium Generalogium, usò per primo il
nome Pelargonium, descrivendone circa ottanta specie (v.d. Walt, 1977).
Nel 1802 la Colonia del Capo diventò inglese e da quel momento giunsero
in Gran Bretagna un gran numero di esemplari, ormai molto richiesti anche grazie
al ricorso della coltivazione in ambiente protetto e al perfezionamento delle
tecniche di ibridazione, che permisero di ottenere numerose nuove varietà.
I pelargoni raggiunsero l'apice del successo nell'epoca vittoriana e la loro
popolarità perdurò fino all'inizio della prima guerra mondiale,
quando, in Inghilterra, fu proibita la coltivazione delle piante ornamentali
in serra. Anche nel resto dell'Europa ci si interessò a queste piante,
in particolare in Francia, dove furono introdotte numerose varietà da
Lemoine e Bruant, e in Germania grazie all'opera di Burger e Faiss (Pizzetti,
1998).
I pelargoni, oltre ad essere ancora oggi popolarissime piante ornamentali, hanno
anche altri impieghi: P. radens, P. graveolens, P. capitatum e P. odoratissimun
sono usati per la produzione di olii essenziali (geraniolo e citronella) spesso
usati in sostituzione di quelli, molto più costosi, ottenuti dalle rose,
mentre sono note da tempo le proprietà curative contro la dissenteria
e le ulcere dell'apparato digerente di altre specie, tra cui P. triste e
P. antidysentericum
(v.d. Walt, 1977: Greve, 1944).
I pelargoni presentano notevoli differenze morfologiche tra le diverse specie
(portamento, forma delle foglie, aspetto più o meno succulento, ecc.);
ciò ha creato spesso difficoltà nella descrizione e classificazione
di queste piante. Nella sua opera Geraniaceae" (1820-1830)
R. Sweet distinse
i generi Geranium, Erodium, Monsonia, Sarcocaulon e
Pelargonium includendo le
specie di quest'ultimo nelle selezioni Campylia, Hoarea, Jenkinsonia.
Nel 1824 fu pubblicato il primo volume dei Prodromus systematis naturalis
regni vegetabilis di A.P. De Candolle, nel quale il botanico svizzero
considerò il genere Pelargonium composto da 12 sezioni. Un ulteriore
contributo venne da C.F. Ecklon e K.L. Zeyher che, nella loro opera Enumeratio
plantarum Africae Australis (1835), descrissero numerose nuove specie
di pelargoni. Nel 1842 i botanici W.H. Harvey e O. W Sonder pubblicarono il
primo volume della Flora Capensis nel quale fu trattata la famiglia
Geraniaceae; essi descrissero 163 specie di Pelargonium, inserendole in
15 sezioni
(alcune delle quali già individuate da Sweet): Hoarea, Seymouria, Polyactium,
Otidia, Ligularia, Jenkinsonia, Myrrhidium, Peristera, Campylia, Dibrachya,
Eumorpha, Glaucophyllum, Ciconium, Cortusina e Pelargium (sic!).
Come caratteri diagnostici essi utilizzarono il portamento delle piante e le
caratteristiche di foglie e fiori. Tale criterio di classificazione fu adottato
in seguito dal botanico tedesco R. Knuth, il cui lavoro sulle Geraniacee fu
pubblicato da Engler nel 1912 nell'opera Das Pflanzenreich (v.d.
Walt, 1977).
Attualmente le sezioni comprese nel genere Pelargonium rispecchiarono ancora
in buona misura quelle create da Sweet e da Harvey e Sonder; tuttavia, oltre
ai caratteri morfologici, sono considerati anche aspetti palinologici, biochimici
e di struttura cromosomica (Kuhlman, 1998).
Qui di seguito sono descritte le sezioni e alcune tra le specie sudafricane
in esse comprese
(v.d. Walt, 1977; Vitali, 1999).
Sezione Campylia (Sweet) DC
Le specie che si trovano in questa sezione hanno generalmente portamento
geofita od orizzontale rispetto al terreno. Le foglie, intere, ovali o lanceolate,
hanno picciolo molto più lungo della lamina e munito di una stipola carnosa
alla sua base. I fiori presentano i petali superiori di forma obovolata e sono
molto più larghi di quelli inferiori. Troviamo P. capillare (Cav.)
Willd.,
P. coronopifolium Jacq., P. elegans (Andr.) Willd., P. oenothera
(L.f.) Jacq.,
P. ovale (Burm. F.) LHériet., P. tricolor Curt..
Sezione Chorisma Albers.
Questa sezione recentemente istituita include (sulla base del cariotipo
e dell'analisi della sequenza degli acidi nucleici) alcune specie prima comprese
in Ligularia e Jenkinsonia, tra le quali P. exhibens Vorster e
P. tetragonum
(L.f) LHérit. (Albers, 1995; Kuhlman, 1998).
Sezione Ciconium (Sweet) Harv.
Questa sezione comprende specie arbustive o semiarbustive con fusti grossi
e carnosi. Le foglie sono generalmente ovate, cordate o reniformi con venature
evidenti; i fiori hanno cinque petali di colore uniforme. In questa sezione
sono comprese le specie capostipiti delle più diffuse cultivars di pelargoni
zonali e a foglia d'edera; inoltre la sezione comprende alcune specie precedentemente
comprese nella sezione Eumorpha, ora soppressa. Troviamo P. acraeum R.A.
Dyer, P. alchemilloides (L.) LHérit. (ex sez. Eumorpha), presente non
soltanto in Sudafrica, ma anche in Lesotho, Rhodesia, Tanzania, Kenia, Etiopia
e Somalia, P. inquinans (L.) LHérit., P. peltatum
(L.) LHérit.,
P. transvaalense Knuth, P. zonale (L.) LHérit..
Sezione Cortusina DC.
Le specie di questa sezione sono semiarbustive con fusto piuttosto corto,
succulento, spesso ricoperto di stipule persistenti che gli conferiscono un
aspetto spinoso. Le foglie sono cordate, palmate, lobare o reniformi quasi sempre
molto tormentose; i fiori presentano cinque petali, dei quali i due superiori
sono più grandi di quelli inferiori. Alcune specie di questa sezione
sono ora collocate nella sezione Reniformia. Da ricordare: P. crassicaule LHérit.,
P. echinatum Curt., P. magenteum J.J.A. v.d. Walt.
Sezione Glaucophyllum Harv.
In questa sezione si trovano specie semiarbustive con foglie carnose
semplici o tribolate con piccioli persistenti, spesso spinosi. I fiori hanno
cinque petali diseguali. Si ricorda P. grandiflorum (Andr.) Willd., P. laevigatum
(L.F.) Willd., P. lanceolatum (Cav.) Kern., P. patulum Jacq., P. ternatum (L.f)
Jacq..
Sezione Hoarea DC.
Così chiamata in onore di Sir R. Colt Hoare. Comprende una quarantina
di specie caratterizzate da portamento acaule e dalla presenza di 1-3 tuberi
di forma ovatta o cilindrica; i fiori hanno generalmente cinque petali e cinque
stami fertili. In questa sezione si trovano specie molto decorative, ma di difficile
propagazione, e con periodi di dormienza molto lunghi. In questa sezione sono
state comprese le specie di sezione Seymouria, ora soppressa. Tra le specie
di maggior interesse troviamo: P. appendiculatum (L.f.) Wild., specie protetta
perché molto rara, P. asarifolium (Sweet) G. Don (ex sez. Seymouria),
P. auritum (L.) Willd., P. incrassatum (Andr.) Sims., P. leipoldtii
Knuth, P.
namaquense Knuth, P. oblongatum E. Mey. Ex Harv..
Sezione Isopetalum (Sweet) DC.
A questa sezione appartiene per il momento una sola specie: P. cotyledonis
(L.) LHérit, endemica dell'isola di Sant'Elena.
Sezione Jenkinsonia (Ssweet) Harv.
Le specie di questa sezione sono semiarbustive, con i fusti lignificati
o succulenti nella parte basale. Le foglie sono generalmente palmate e i fiori,
di quattro o cinque petali, hanno forma caratteristica, con i due petali superiori
molto più grandi e appariscenti di quelli inferiori. Da ricordare: P.
antidysentericum
(Eckl. & Zeyh.) Costel., P. praemorsum (Andr.) Dietr..
Sezione Ligularia (Sweet) Harv.
Molte delle specie comprese in questa sezione sono succulente, presentano
fusti ramificati, generalmente lignificati alla base; le foglie sono pennate
e i fiori hanno cinque petali diseguali. Esistono sostanziali differenze tra
le specie sia per quanto riguarda il loro habitat, che comprende zone caratterizzate
da piogge esclusivamente invernali ed altre in cui le precipitazioni sono distribuite
nell'arco dell'anno, sia per i periodi di fioritura, che possono essere solo
invernali o estivi o possono protrarsi per 10 mesi l'anno. Tra le specie sudafricane:
P. articulatum (Cav.) Willd., P. barklyi Scott Elliot, P. crassipes Harv., P.
desertorum Vorster, P.fulgidum (L.) LHérit. (prima compreso nella
sezione Polyactium), P.hystrx Harv., P. oreophilum Schelechter, P. sericifolium
v.d. Walt, P. stipulaceum (L.f.) Willd, P. tenuicaule Knuth, P. xerophyton Schlechter
ex Knuth. Sezione Myrrhidium DC.
Il nome della sezione deriverebbe dalla somiglianza delle piante di questa
sezione con quelle appartenenti alla specie Commiphora myrrha (Burseraceae)
dalle quali si estrae la mirra. Sono comprese specie sia semiarbustive perenni
sia erbacee annuali, hanno foglie pennate e i fiori con quattro o cinque petali,
dei quali i due superiori sono molto più grandi di quelli inferiori,
e calice con sepali membranosi e venature molto evidenti. Si ricordano: P. longicaule
Jacq. var. angustipetalum Boucher, P. longicaule Jacq. var. longicaule, P. multicaule
Jacq. subsp. multicaule P. multicaule Jacq subsp. subherbaceum (Knuth) v.d. Walt, P. myrrifolium
(L.) LHérit. var coriandrifolium (L.) Harv,
P.suburbanum Clifford ex Boucher subsp. Bipinnatifidum (Harv.) Boucher, P.
suburbanum
Clifford ex Boucher subsp. suburbanum.
Sezione Otidia (Lindl.) Harv.
La sezione deriva il nome dalla forma caratteristica dei fiori, i cui
petali superiori presentano una sorte di orecchio alla loro base. Le specie
di questo gruppo presentano fusti fitti e succulenti, spesso molto robusti e
nodosi; le foglie sono generalmente carnose e pennato-partite. Buona parte delle
specie è distribuita lungo il fiume Orange, ai confini con la Namibia,
in zone caratterizzate da lunghi periodi secchi e da precipitazioni distribuite
esclusivamente nel periodo invernale. Da ricordare P. alternans., P. carnasum
(L.) LHérit, P. crithmifolium J.E. Smith, P. Klinghardtense Knuth,
P.laxum (Sweet) G. Don.
Sezione Pelargonium (DC) Harvey
A questa sezione, in origine erroneamente indicata con il nome
Pelargium,
appartengono specie arbustive o semiarbustive con fusti molto ramificati. Le
foglie sono generalmente palmate, lobate o cordate talvolta tormentose o profumate;
i fiori presentano cinque petali, dei quali i due superiori più vistosi
di quelli inferiori. Da ricordare: P.capitatum (L.) LHérit., P.
cordifolium (Cav.) Curt., P. cucullatum (L.) LHérit. subsp.
cucullatum,
P. cucullatum (L.) LHérit subsp. strigifolium Volschenk. P. cucullatum
L.) LHérit. subsp. tabulare Volschenk, P. glutinosum (Jacq.) LHérit.
P. greytonese v.d. Walt, P. hermannifolium (Berg.) Jacq., P.hispidum (L.f.)
Willd., P. pseudoglutinosum Knuth. P. radens H.E. Moore, P. ribifolium
Jacq.,
P. scabrum (Burm. F.) LHérit.
Sezione Peristera DC
La maggior parte delle specie di questa sezione è erbacea annuale;
il portamento di queste piante ricorda quello dei Geranium e Erodium; le foglie
sono palmate o pennate, i fiori sono piccoli con petali e sepali di uguali dimensioni.
Si ricorda P. grossularioides (L.) LHérit.. Sezione Polyactium
(Eckl. & Zeyh.) DC.
Il nome della sezione fa riferimento alla forma stellata delle infiorescenze
formate da numerosi fiori; questi, generalmente intensamente profumati nelle
ore notturne, sono caratterizzati da petali con lungo sperone. La maggior parte
delle specie presenta un tubero sotterraneo e foglie lobate o pennato-partite.
La sezione comprende una ventina di specie tra le quali: P. bowkerii Harv.,
P. gibbosum (L.) L , Cortusina), Hérit., P. lobatum (Burm. F.) LHérit.,
P. luridum (Andr.) Sweet, P. pulverulentum Colv. ex Sweet, P. schizopetalum
Sweet, P. triste (L.f.) LHérit.
Sezione Reniformia (Knuth) Dreyer
La caratteristica che accomuna le specie di questa sezione, molte delle
quali precedentemente comprese in altre sezioni, è la forma reniforme
delle foglie; altre caratteristiche comuni sono le stipule e i lunghi piccioli
persistenti e le infiorescenze molto ramificate: Generalmente le piante hanno
portamento cespitoso. Da ricordare: P. abrotanifolium (L.f.) Jacq. (ex sez.
Ligularia),
P. album v.d. Walt, P. dichondrifolium DC. (ex sez. Cortusina), P. fragrans
Willd.
(ex sez. Cortusina), P. ionidiflorum (Eckl. & Zeyh.) Strudel (ex sez.
Ligularia),
P. odoratissimun (L.) LHérit (ex sez. . Cortusina), P. reniforme
Curt. (ex sez. Cortusina), P. sidoides DC. (ex sez. Cortusina).
Sezione Subsucculenta v.d. Walt.
Similmente a quanto detto a proposito della sezione Chorisma, anche in
questo raggruppamento di recente istituzione sono incluse specie prima appartenenti
a Ligularia, quali P. grandicalcatarum Knuth, P. otaviense Knuth, P. karooicum
Compton & Barnes, P. spinosum Willd. (inizialmente incluso nella sezione
Glaucophyllum) (v.d. Walt, 1995, Kuhlman, 1998).
BIBLIOGRAFIA
Albers F. (1995). S. Afr. J. Bot. 61: 339.
Brummit R.K. (1992) Vascular plant families and genera. Royal Botanic Gardens,
Kew. 804 pp.
Esser M. (1997). Pelargoniums. Rebo International, Olanda.
Greve M. (1994) A. modern herbal. Tiger Books International, London.
Kuhlman, P.L. (1998) Geraniaceae, presso:
http://sunflower.bio.indiana.edu/~pkuhlman/WOL/geraniaceae.html
Pizzetti I. (1998). Enciclopedia dei fiori e del giardino. Garzanti, Milano.
Vitali C.A. (1999) Gerani. Ed agricole, Bologna.
Van der Walt J.J.A. (1997). Pelargoniums of Southern Africa: Vol. I. Purnell
& Sons, Cape Town.
Van der Walt J.J.A. (1995). S.Afr. J. Bot. 61: 331.
|