QUALCHE NOTIZIA SUGLI AGRUMI

di Elena Zappa

Con il termine di agrumi, che deriva dal latino”acris” (acidulo), si indicano, in senso comune, sia i frutti sia le specie appartenenti a tre generi della famiglia Rutaceae: Citrus, Fortunella e Poncirus.
Meno conosciuti sono Microcitrus e Eremocitrus, originari dell’Oceania.
Fa parte del genere Citrus la maggior parte delle specie coltivate: aranci amari, aranci dolci, limoni, pompelmi, cedri, bergamotti; Fortunella comprende il kumquat.
Gli agrumi oggi sono diffusi e coltivati in tutti i continenti. L’origine geografica della maggior parte delle specie del genere Citrus è individuabile in tre diverse regioni del SE Asiatico, dove crescono allo stato spontaneo numerose specie. Anche Fortunella e Poncirus sono originari dell’Asia orientale.
La coltivazione degli agrumi ha origini antichissime: le più antiche citazioni della letteratura indiana e cinese consentono di datarne gli inizi intorno al 2400 a.C.; la diffusione nel Mediterraneo sarebbe avvenuta in seguito.
Tra le piante coltivate da più lungo tempo vi sono il pummelo (Citrus grandis) e il cedro (Citrus medica), utilizzato dagli Ebrei nella Festa dei Tabernacoli e diffuso dai Greci nel 3°-2°sec. a.C. Il limone era già coltivato in Italia nel 1° sec. d.C. (come testimonia un affresco di Pompei); l’arancio amaro venne portato in Italia dai Crociati dalla Palestina,ove era stato introdotto dagli Arabi; l’arancio dolce venne diffuso nel 15° sec. da Genovesi e Portoghesi; il mandarino è comparso in Italia solo all’inizio del 19° secolo.
Gli agrumi erano considerati dagli antichi simbolo di fertilità e felicità ed erano coltivati nei giardini; i frutti erano utilizzati a scopo farmaceutico e per l’estrazione di profumi.
Nella seconda metà del 19°sec. si è avuto un grande sviluppo e diffusione della coltivazione. Per le specie di interesse colturale nel tempo sono state create numerosissime varietà e ibridi, tolleranti condizioni climatiche differenti, con periodi di maturazione e caratteri dei frutti diversi.

Gli agrumi sono piccoli alberi o arbusti, talvolta spinosi, con foglie intere e persistenti, con eccezione di Poncirus (foglie trifogliate e caduche). I frutti sono bacche succose dette esperidi, con epicarpo (buccia) colorato e profumato per la presenza di ghiandole secretici oli essenziali, mesocarpo (la parte bianca) ed endocarpo membranoso diviso in logge (spicchi), con cellule (peli modificati) ricche di succo.

La coltivazione può avvenire in piena terra (nelle regioni a inverni miti) o in vaso (che può essere ricoverato in inverno), necessita di pieno sole e di una posizione riparata dal vento. La resistenza al freddo è diversa nelle specie, massima in Poncirus. Diversi fattori influenzano la soglia di resistenza: l’età della pianta, il periodo e la durata del gelo, la varietà ed il porta-innesto impiegato.
Per ottenere nuove piante è consigliata la moltiplicazione vegetativa: l’innesto, la talea o la margotta, con l’attenzione di prelevare il materiale da propagare da “piante madri” in ottima salute. Nel caso dell’innesto, nella Riviera Ligure il portainnesto più impiegato è l’arancio amaro.