Esplorazioni naturalistiche di Soqotra
di Laura Guglielmone


L’isola di Soqotra è la più grande delle cinque isole che formano l’omonimo arcipelago; situata nel nord dell’Oceano Indiano, appartiene territorialmente alla Repubblica dello Yemen dalle cui coste dista circa 400 km, mentre il corno d’Africa si trova a soli 240 Km.
Nel 2004 è stata pubblicata Ethnoflora of the Soqotra Archipelago, nella quale, insieme ad un’esauriente analisi floristica di queste isole, è riportato un approfondito studio etnobotanico. Il libro è il frutto di dieci anni di lavoro di una équipe costituita da due botanici afferenti al Royal Botanic Garden di Edimburgo, Anthony G. Miller e Ruth Atkinson, dal fotografo naturalista Diccon Alexander e dall’etnologa Miranda Morris che, per le entità citate, ha curato sia la ricerca dei corrispondenti nomi vernacoli sia l’individuazione del loro utilizzo in campo alimentare e farmacologico. Dal punto di vita floristico, nell’arcipelago di Soqotra sono state censite circa 850 entità, delle quali 270 risultano endemiche; i dati evidenziano l’importante patrimonio di biodiversità custodito in queste isole che, non a caso, sono considerate una sorta di Galapagos dell’Oceano Indiano.
Il lungo isolamento di Soqotra, dovuto essenzialmente alla sua collocazione geografica e talvolta alla sua situazione politica, ha fatto sì che soltanto a partire dalla seconda metà dell’Ottocento si siano compiute spedizioni finalizzate allo studio della sua geologia, della sua fauna e della sua flora. Benché l’isola fosse nota ai naviganti fin dall’antichità e per circa quattrocento anni sia stata una importante tappa lungo la Via dell’Incenso, per tutto il XVII e XVIII secolo rimase pressoché sconosciuta agli europei; le uniche informazioni disponibili in quell’epoca erano i frammentari resoconti redatti dagli gli ufficiali delle navi mercantili approdate lungo le coste per approvvigionarsi di acqua o i racconti dei viaggiatori che, come il celebre Ibn Battuta, avevano sostato sull’isola per brevi periodi. Al tempo anche la cartografia relativa all’arcipelago era finalizzata quasi esclusivamente all’individuazione degli approdi e delle fonti d’acqua e risultava scarsamente dettagliata per quel che riguardava la morfologia del territorio all’interno.
Nella prima metà dell’Ottocento Soqotra divenne protettorato britannico e la Compagnia Inglese delle Indie Orientali scelse l’isola come base logistica per le proprie navi dirette in Oriente; la presenza di una comunità stanziale di europei creò i presupposti perché si potessero organizzare le prime spedizioni scientifiche.
La prima fu intrapresa nel 1880 da Isaac B. Balfour (1853-1922), all’epoca professore di botanica all’Università di Glasgow. La spedizione fu patrocinata dalla British Association for the Advancement of Science e aveva lo scopo di effettuare un approfondito studio naturalistico dell’isola. Tra i membri del comitato che giudicò la congruità del progetto vi era il celebre botanico ed esploratore Sir Joseph D. Hooker (1817-1911) il quale fornì importanti indicazioni sull’organizzazione e il periodo più appropriato per effettuare l’esplorazione, cioè da novembre a marzo. Inizialmente a capo della spedizione doveva essere il geologo colonnello Henry H. Godwin-Austen (1834-1923), Ispettore generale presso il Survey of India, che pochi anni prima aveva partecipato ad una fase del progetto, noto come Great Trigonometric Survey, che aveva lo scopo di effettuare il rilievo topografico dei possedimenti britannici nel subcontinente indiano, comprese le misurazioni altimetriche dei tre giganti himalayani K2, Kanchenjunga ed Everest.
La presenza di Godwin-Austen a Soqotra era motivata dall’esigenza di rilevare topograficamente il territorio dell’isola; inoltre le sue solide basi in campo naturalistico - era un esperto ornitologo - gli avrebbero permesso di seguire con cognizione di causa lo svolgersi delle raccolte zoologiche e botaniche.
A poco meno di un mese dalla partenza, tuttavia, Godwin-Austen rinunciò a questo incarico e Balfour fu chiamato a dirigere la spedizione la cui durata, dati i suoi impegni accademici, dovette essere drasticamente ridotta a soli 48 giorni e per di più in un periodo molto meno favorevole dal punto di vista climatico, cioè nei mesi di marzo e aprile. Fu comunque raccolta e registrata una ingente quantità di dati e di materiale non soltanto botanico, ma anche zoologico e geologico. Balfour riferì, per quanto riguarda i reperti vegetali, di avere erborizzato esemplari rappresentativi di circa 500-600 specie. Oltre ai campioni essiccati egli aveva raccolto anche un cospicuo contingente di piante vive, tra le quali figuravano esemplari di Dracaena cinnabari e alcune Aloe, piante destinate all’incremento delle colture nei Kew Gardens. Sfortunatamente le autorità italiane del porto di Brindisi, scalo del bastimento che aveva riportato in Europa i membri della spedizione, non permisero a Balfour di sbarcare questo prezioso carico e imbarcarlo insieme a lui sulla nave diretta in Inghilterra. Le piante dovettero quindi proseguire il viaggio sulla prima imbarcazione, arrivando dapprima a Venezia, poi a Suez e infine in Inghilterra, dove ovviamente giunsero morte!
L’anno successivo ebbe luogo una seconda spedizione a Soqotra, diretta da due naturalisti tedeschi, Georg A. Schweinfuth (1836-1925) e Emil Riebeck (1853-1885), nel corso della quale si effettuarono non soltanto nuove raccolte zoologiche e botaniche, ma anche i primi studi linguistici sui dialetti parlati dagli indigeni. I campioni vegetali furono inviati a Balfour a completamento di quelli da lui raccolti; lo studio di tutto questo materiale ebbe come risultato la pubblicazione nel 1888 di Botany of Socotra, il primo vero contributo floristico riguardante l’isola. In quest’opera Balfour descrisse circa 200 entità nuove per la scienza parte delle quali fu anche riprodotta iconograficamente; tra le specie rappresentate vi erano le sorprendenti succulente che, con le loro grandi dimensioni e il loro aspetto bizzarro, caratterizzano l’affascinante paesaggio di Socotra.
Nell’ultimo scorcio di Ottocento vi furono altre tre spedizioni, importanti soprattutto per la conoscenza della fauna; tra il 1896 ed il 1897 Theodore Bent (1852-1897) e la moglie Mabel effettuarono studi archeologici sull’isola e al contempo raccolsero materiale zoologico riguardante in particolare gli artropodi. Nel 1898 W.R. Olgivie-Grant (1863-1924), del British Museum di Londra, e H.O. Forbes (1851-1932), del Museo di Liverpool, visitarono Soqotra e Abd al Kuri effettuando il primo studio sistematico della fauna delle due isole; nel 1903 Forbes pubblicò i risultati di queste analisi nella monografia The Natural History of Soqotra and Abd al Kuri, ancora oggi importante riferimento negli studi naturalistici di questi territori.
Nel 1899 ebbe luogo una spedizione organizzata dall’Accademia delle Scienze di Vienna; era formata da cinque membri comprendenti due linguisti, il Prof. D.H. Muller e il Dr. A. Jahn, il geologo K. Kossmat (1871-1938), il Prof. O. Simony (1852-1915), matematico e appassionato entomologo, e infine il chirurgo della spedizione il Dr. S. Paulay (1839-1913) esperto botanico. I cinque scienziati visitarono Soqotra, Add al Kuri e Samha raccogliendo cospicue quantità di materiale sia zoologico (circa 4000 insetti e 400 rettili) sia botanico ed effettuarono importanti osservazioni in campo geologico; i risultati di questi studi furono pubblicati parecchi anni dopo, nel 1931, in un volume monografico dell’Accademia delle Scienze viennese.
La prima documentazione fotografica di Soqotra risale al 1918 quando il National Geographic pubblicò un servizio sulle isole della Via dell’Incenso; Charles Moser, il fotografo incaricato dalla rivista, ritrasse la gente dell’isola, le sue sorprendenti piante e i suoi paesaggi fino ad allora noti solo a una privilegiata e ristretta cerchia di studiosi.
Nel corso della seconda metà del Novecento nell’arcipelago socotrano si svolsero numerose ricerche naturalistiche; nel 1968 Michael Gwynne pubblicò la prima mappa della vegetazione di Soqotra, frutto delle osservazioni da lui effettuate nel corso di una spedizione organizzata dall’Università di Oxford nel 1956. Nella primavera del 1967 fu inviato sull’isola un contingente dell’esercito inglese facente parte del Middle East Command di stanza ad Aden; alcuni tra i militari allestirono raccolte di materiale zoologico e botanico che, seppur parziali, risultarono di estremo interesse scientifico.
Tra il 1967 e il 1990 l’accesso a Soqotra fu interdetto agli stranieri rendendo impossibile ogni ulteriore indagine naturalistica; nel 1982 i Dipartimenti di Geografia e di Biologia dell’Università di Aden organizzarono la prima spedizione scientifica sull’isola condotta da studiosi yemeniti.
In questo ultimo decennio UNESCO, FAO ed Istituzioni internazionali che si occupano di ricerche in campo ecologico e ambientale hanno condotto, sovente in collaborazione con l’Università e il Ministero dell’Agricoltura yemeniti, numerose indagini specialistiche mirate a comprendere il quadro complesso delle interazioni tra fattori ambientali ed entità biologiche che contraddistingue questi ambienti.
La conservazione dell’inestimabile patrimonio di biodiversità che caratterizza l’arcipelago di Soqotra rappresenta oggi una priorità assoluta. L’aumento della popolazione residente unito a un incremento dell’attività pastorizia ha creato in molte aree problemi di sovrappascolo che stanno interferendo con il naturale rinnovo della copertura vegetale. Il crescente interesse per Soqotra dal punto di vista turistico, inoltre, desta serie preoccupazioni per i potenziali danni che si arrecherebbero nell’adeguare le strutture di accoglienza a un numero di turisti sempre più grande.
Nel 1999 è stato istituito il Socotra Conservation Fund (SCF), con sede nel capoluogo dell’isola Hadibu e nella capitale yemenita Sana’a, un’istituzione indipendente che con diversi partners internazionali si propone di promuovere studi e interventi volti alla salvaguardia ambientale dell’arcipelago (come per esempio il Socotra Biodiversity Project). Uno degli obbiettivi della fondazione è anche quello di “educare” la popolazione residente ad avere un corretto rapporto con il territorio, nel tentativo di realizzare un modello di sviluppo sostenibile che coniughi la preservazione dell’ambiente naturale con un imprescindibile miglioramento del livello economico e della qualità della vita degli abitanti.

Bibliografia

Balfour I.B., 1888. Botany of Socotra. Transactions of the Royal Society of Edinburgh. Vol. XXXI, Edinburgh.
Miller A., Morris M., 2004. Ethnoflora of the Soqotra Archipelago. Royal Botanic Garden, Edinburgh.

http://rbg-web2.rbge.org.uk/soqotra/home/page01.html
http://www.socotraisland.org/fund/